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lunedì 17 febbraio 2020

Velodromo Appio.Di Walter Nanni.



A distanza di quasi sessant’anni dalla sua scomparsa, è
ancora viva in molti abitanti del quartiere la memoria del
Velodromo Appio, lo storico impianto che ospitò gare e
competizioni sportive di vario genere, soprattutto di ciclismo
e di calcio, ma anche di baseball, di rugby, di boxe, di atletica
leggera, persino di “motocalcio”. Il volume di Walter Nanni
apre una finestra su un pezzo di storia sportiva in gran parte
dimenticato, e che viene qui ricostruito in modo
approfondito, dalla prima edificazione, agli albori del
Novecento, fino alla lunga agonia che ne caratterizzò gli
ultimi giorni. Il tutto attraverso documentazione storica,
testimonianze dei protagonisti sportivi e degli abitanti del
quartiere e oltre centocinquanta fotografie d’epoca, in gran
parte inedite. Nelle intenzioni dell’autore il volume
costituisce la prima uscita di una serie di pubblicazioni sui
luoghi dello sport scomparso a Roma, da completare nel
tempo. Il volume non è in vendita nelle librerie e non ha
scopi commerciali. Chi è interessato può contattare l’autore
in privato.Al seguente indirizzo wnanni@libero.it

Il Velodromo (o Motovelodromo) Appio è stato un impianto
costruito nel 1910 per ospitare gare di ciclismo e in seguito
anche di calcio e altri eventi sportivi. E' noto anche per essere
stato il primo stadio della Roma. Era ubicato nella zona est
della città, ai Cessati Spiriti, nello spazio attualmente
corrispondente al parcheggio di Piazzale dei Castelli Romani.
Fu demolito nei primi anni Sessanta, dopo che all’Eur sorse
il nuovo Velodromo Olimpico, appositamente costruito per
accogliere le gare di ciclismo su pista della XVI Olimpiade
(1960). Nella foto una delle rare immagini della facciata
esterna del Velodromo, in occasione dei Campionati Europei
di Baseball, tenutisi a Roma nel luglio 1956.(foto Archivio Luce)
“Il Velodromo Appio sorge presso Roma, ai Cessati Spiriti, in una
spianata incantevole, a poca distanza dal Prato di Centocelle,
sede della scuola militare di aviazione”. L’edificazione del
Velodromo Appio è riconducibile al campionato nazionale di
ciclismo del 1910 e all’imminenza dei campionati mondiali del
1911, che per la seconda volta venivano assegnati all’Italia. Da
notare nella foto l’assenza della tribuna centrale e gli edifici allora
esistenti lungo la Via Appia Nuova.(Foto:“La Tribuna Illustrata”,
16 ottobre 1910)

L’anello del velodromo occupava lo spazio corrispondente al
grande parcheggio di Piazzale dei Castelli romani e
all’oratorio della parrocchia di San Gaspare. La tribuna
coperta era situata nello spazio attualmente occupato
dall’edificio noto come “La Nave”, mentre la tribuna
scoperta si proiettava verso la parte terminale del piazzale,
verso Via Gastelgandolfo e Via Rocca di Papa.(Foto:Ricostruzione fotografica
di Sandro Iazzetti)

L’entrata dei corridori nella pista del Velodromo avveniva da
un ingresso stradale posto sull’attuale Via Albano. Il basso
edificio a più porte che si scorge sul lato destro dell’ingresso
è tutt’oggi esistente, e rappresenta l’unico superstite del
Velodromo. Si tratta di un fabbricato di piccole dimensioni,
provvisto di esigui spazi commerciali affacciati sul livello
stradale. Per alcuni anni sono stati attivi presso tali spazi,
nell’ordine, una bottega di barbiere (primo locale a sinistra),
un’osteria a conduzione familiare (le tre porte successive) e
un bar-tabacchi. Il varco d’accesso che appare chiuso al
momento dell’arrivo dei ciclisti, corrisponde attualmente
all’ingresso di un garage privato.(Foto Archivio Luce, 1949;
elaborazione grafica
dell’autore)

Dalla foto aerea del 1930 si evince come, ad oltre 20 anni
dalla sua costruzione, il Velodromo si trovasse in una zona
ancora isolata, pressoché libera da costruzioni, circondata da
piccoli rilievi, successivamente compressi per consentire la
costruzione dei vari edifici del quartiere. Si nota il tracciato
di Via delle Cave e sulla sinistra il complesso di edifici
posizionati sulla Via Appia Nuova (futuro tracciato di Via dei
Cessati Spiriti).(Foto Archivi dello Stato Maggiore
dell’Aeronautica Militare, 1930)

Alla fine degli anni ’50 l’accerchiamento del Velodromo può
dirsi quasi completo: i nuovi palazzi circondano la vecchia
struttura quasi completamente, al punto che gli abitanti del
quartiere possono affacciarsi al balcone e seguire una partita
di calcio senza allontanarsi da casa.
Segnaliamo due belle fotografie, (da noi ricongiunte),
risalenti alla fine degli anni Cinquanta, provenienti
dall’archivio personale di Pier Antonio Mecacci. Nelle foto si
vede bene il tratto della Via Appia Nuova all’altezza di Largo
dei Colli Albani e la posizione del Velodromo rispetto alle
altre costruzioni del quartiere. E’ ben visibile la tribuna
centrale del Velodromo, sul lato prospiciente la Via Appia,
alle spalle della pensilina in cemento della stazione di
servizio (progettata da Amedeo Luccichenti, tutt’ora
presente). Spicca sulla foto di destra il cantiere del grande
edificio di colore rosso posto all’angolo di Via Albano con
Via Appia Nuova, progettato da Mario Marchi, e noto all’epoca come “palazzo Bonazzi”.
E’ visibile nella fotografia il lungo muro di cinta del
Velodromo, che ripercorre l’attuale tracciato di Via Albano,
con varie piccole porte (alcune delle quali potrebbero
corrispondere agli sportelli della biglietteria).
(Foto archivio Mecacci
(Comitato per il Parco della
Caffarella; Associazione
Humus, Il patrimonio
culturale del IX Municipio di
Roma, Palombi, 2010)) 

La tribuna del Velodromo, ormai accerchiata dai palazzi in
costruzione, alla fine degli anni cinquanta (sullo sfondo i pini
delle Tombe Latine). Da notare lo stato di incuria delle aree
prospicienti il Velodromo, dove nel corso degli anni si
insediarono piccole strutture produttive, depositi e
magazzini, baracche, ecc.(Foto collezione privata)


Nell’autunno del 1925, Felice Tonetti, patron del Club
sportivo “Audace”, decise di ristrutturare il Velodromo,
anche allo scopo di utilizzarlo per altri tipi di discipline
sportive. La nuova inaugurazione dell’impianto avvenne il 28
febbraio 1926. Dopo la ristrutturazione, il Velodromo giunse
a contenere fino a 10.000 spettatori. Nella foto (risalente al
gennaio 1926, circa un mese prima della riapertura
dell’impianto), si possono vedere i risultati di tale
rifacimento.(Foto collezione privata)
Il campo da gioco del Velodromo era in terra, sprovvisto di
erba, senza drenaggio, spazzato dal vento, polveroso con il
caldo, pieno di pozzanghere e fango nella stagione invernale.
Soprannominato da alcuni giornalisti sportivi “terrenopalude”,
era poco adatto alle partite di calcio e creava
parecchi problemi ai giocatori. Illuminanti a riguardo le foto
d’epoca disponibili, in cui il campo da gioco del Velodromo
appare sommerso di acqua, con evidenti pozzanghere, che
all’epoca venivano asciugate con vari mezzi di fortuna, a
volte dagli stessi giocatori.(Foto Collezione privata)
Folla assiepata in occasione dell’arrivo del Giro d’Italia (27
maggio 1940)(Foto Archivio Rai, 1940)

Nelle immagini tratte dai cinegiornali d’epoca sono
visibili numerosi spettatori assiepati sulle strade
limitrofe al Velodromo in attesa di salutare l’arrivo
dei partecipanti alle gare ciclistiche più importanti.
Erano queste occasioni particolarmente ghiotte per i
venditori ambulanti, che nelle gare di maggiore afflusso giungevano in zona per organizzare vari tipi
di bancarelle.
A volte si creavano situazioni di affollamento e di
rischio per l’incolumità personale. Gli incidenti erano
abbastanza frequenti e coinvolgevano sia i corridori
che gli spettatori, travolti dai ciclisti nelle volate
finali, in strada o sulla pista in cemento.
(foto Archivio Luce, 1949)
Nelle competizioni ciclistiche più affollate di pubblico,
gli appassionati di pubblico si accalcavano intorno e
addirittura sopra all’anello, attendendo l’arrivo dei
corridori. (Foto Archivio Luce, 1947)
Una rara fotografia dell’Archivio Vaticano Giordani,
riportata sull’Osservatore Romano, e risalente al mese di
giugno 1944, offre un inedito colpo d’occhio dell’intera
zona. Nell’immagine è ripreso il passaggio sull’Appia Nuova
di un convoglio umanitario, destinato al rifornimento
alimentare della Capitale, appena liberata dalle forze armate
alleate, ma ancora provata dalla guerra e dall’occupazione
nazista. E’ ben visibile la tribuna coperta del Velodromo, con
lo sfondo dei pini dell’attuale parco delle Tombe Latine. La
ripresa fotografica consente inoltre di venire a conoscenza
dell’aspetto esterno della tribuna centrale, raramente
immortalata nelle fotografie d’epoca. Si osservano sul retro
dell’edificio delle grandi finestre, che avevano lo scopo di
illuminare gli ambienti di servizio presenti all’interno della
tribuna.(Foto Archivio Giordani)
La bella foto di gruppo della nazionale olandese vittoriosa ai
campionati europei di baseball, tenutisi al Velodromo nel
1956, evidenzia la crescente presenza degli edifici del
quartiere, tra cui a sinistra il grande “Palazzo Bonazzi”,
ormai ultimato, posizionato proprio di fronte all’ingresso
principale del Velodromo. Un elemento caratteristico del
Velodromo era la torretta cilindrica, posta alla sinistra
dell’entrata ciclabile, ben visibile dall’esterno e facilmente
riconoscibile nelle fotografie d’epoca. Si trattava
probabilmente di una torre piezometrica, ossia un serbatoio
d’acqua, necessario nei primi anni di vita della struttura, in
quanto non era presente nella zona di campagna circostante
un sistema di canalizzazione dell’acqua corrente.(Foto Nationaal Archief
Nederlanden, 1956)
Dopo i lavori di ristrutturazione del 1926, il Velodromo
poteva contenere fino a 10.000 spettatori. La tribuna coperta
in cemento armato, denominata anche “Tribuna Cessati
Spiriti”, sotto la quale furono ricavati uffici, spogliatoi e
docce era posizionata su via Appia Nuova. La principale
tribuna scoperta era invece posizionata sul lato opposto del
Velodromo, in direzione dell’attuale Via di Castelgandolfo.
Nella foto, Fausto Coppi di fronte alla tribuna gremita, con la
maglia della società Nulli (aprile 1945)(Foto Archivio Raiplay, 1945)
E’ noto che il Motovelodromo costituì il primo campo
di gioco per la Roma, che vi giocò per due stagioni.
La prima partita si tenne il 3 novembre 1929. Pur con
gli evidenti limiti strutturali, sul campo del Velodromo
la Roma disputò 32 partite, nazionali e internazionali,
e conquistò anche il suo primo trofeo: la Coppa Coni.
Nel corso del biennio 1926-1927, la Roma fu
sconfitta al Velodromo solamente due volte. Giocò
l’ultima partita al Motovelodromo il 9 giugno 1929,
battendo 6-1 il Torino campione d’Italia. Non tutti
sanno che la Roma tornò a giocare al Velodromo
Appio, molti anni dopo, nel corso del cosiddetto
Campionato di Guerra, denominato
anche Campionato romano-laziale di guerra,
disputatosi a Roma nelle stagioni 1943-1944 e 1944-
1945. Nella foto la Roma schierata al Velodromo
Appio contro la Mater, nel primo Campionato Italiano
di Guerra (1943-44)(Foto collezione privata)
Nel corso degli anni Cinquanta, le squadre
romane/laziali di baseball (la Libertas Roma, il
Nettuno e la Lazio), utilizzarono a più riprese il
Velodromo Appio per disputare varie partite, rimaste
nella leggenda del baseball capitolino. Nella foto la
Libertas Roma, nella formazione del 1951.(foto collezione privata)
Al Velodromo Appio si tennero anche degli incontri di
boxe. Tale attività si intensificò soprattutto dopo la
seconda guerra mondiale, allorquando varie società
sportive capitoline riavviarono le proprie attività, tra
cui anche l’Audace e l’accademia pugilistica Appio.
Nella foto relativa ad un combattimento al Velodromo
Appio, in cui era impegnato il pugile romano
Fernando Jannilli, databile alla fine degli anni
Quaranta, è possibile rivivere il clima di tali incontri.
In genere, le riunioni di boxe si tenevano la sera, nel
corso dei mesi estivi. Il pubblico, prevalentemente
maschile, assisteva seduto, utilizzando sedie mobili
installate per l’occasione.(Foto archivio famiglia Jannilli

Occasionalmente, il Velodromo Appio ospitò anche
partite di rugby. Fu proprio al Velodromo Appio che
la Rugby Roma giocò la sua prima partita,
all’apertura del campionato nazionale di rugby del
1934-35. La squadra capitolina tornò a più riprese al
Velodromo, dove disputò varie partite ufficiali,
amichevoli e di campionato.(Foto archivio Bruno Tartarin)

Siamo alle fasi finali di vita del Velodromo Appio.
Numerose pubblicazioni indicano nel 1960 la data di
demolizione del Velodromo Appio. Tale dato, tuttavia,
non trova conferma in nessuna fonte ufficiale, ed è
anche smentito dai racconti di molti testimoni del
quartiere. Grazie ad una serie di documenti e di
testimonianze da noi raccolte, nel volume vengono
ricostruiti in modo più esatto gli ultimi anni di vita del
Velodromo Appio.
Ad esempio, un cinegiornale sulla presenza del Circo
Heros nella zona dimostra che, almeno fino al mese
di dicembre del 1962, la pista del Velodromo e la
struttura muraria circostante erano ancora intatte.(Foto Archivio Luce, 1962)
Come si osserva nella bella foto della ballerina
danzante tra le roulottes del circo Heros, alla fine del
1962 il Velodromo era ancora esistente nella sua
struttura di base, anche se la presenza di cumuli di
terra e di erba incolta sulla parte superiore
dell’anello di cemento evidenziano lo stato di
abbandono in cui versava l’impianto all’epoca di tali
riprese. Da notare i palazzi su Via Castelgandolfo,
ormai terminati e abitati.
Le immagini dell’anno successivo, relative alla
presenza in zona del circo di Orlando Orfei (dal 20
dicembre 1963 al 29 gennaio 1964), presentano
invece una situazione ben diversa: attorno agli spazi
occupati dai tendoni del circo non è più visibile
l’anello di cemento e non si scorgono tracce della
tribuna e delle gradinate. Tutto è scomparso. L’area
appare in rovina e sono visibili grandi cumuli di terra,
probabile risultato dello smantellamento e della
definitiva copertura della gloriosa pista in cemento.(Foto Historic Images, 1962)
Per contatti ed informazioni sul libro Roma,Velodromo Appio,scrivere alla seguente 
mail:wnanni@libero.it

Campionato europeo di baseball 1956

Claudio Villa ciclista,partenza dal Velodromo Appio
Elefante pittore al Velodromo Appio


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