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venerdì 27 agosto 2010

La liberazione di Roma di Dino Bernardini

martedì 20 gennaio 2009
Scampoli di memoria 9
di Dino Bernardini
TRATTO DAL BLOG brezhnardini.blogspot.com






La mattina del 4 giugno 1944, dopo giorni che se ne parlava, si sparse la notizia che le truppe angloamericane erano finalmente arrivate alle porte di Roma. In realtà si trovavano non proprio «alle porte», che per i romani sono quelle delle mura aureliane e, in particolare per noi «san-giovannini», quelle di Porta San Giovanni. Tuttavia stavano ormai davvero a pochi chilometri dalla città, ferme in attesa di capire se i tedeschi si sarebbero ritirati senza combattere, o se invece avrebbero trasformato Roma, «città aperta», in un campo di battaglia. In questo secondo caso, ci si aspettava che il comando tedesco avrebbe proclamato lo stato d’assedio. Questo timore quella mattina indusse tutti i romani a uscire di casa, finché era possibile, a cercare di procurarsi qualche provvista in vista del peggio che poteva accadere.

Avevo dodici anni e scesi anch’io per strada a vedere, speravo, l’arrivo degli americani. Tutte le strade del nostro quartiere brulicavano di gente che si aggirava con l’aria inquieta. Da via Corfinio girai a sinistra per via Magnagrecia, la attraversai e la percorsi fino all’angolo con Piazzale Appio, dove voltai a destra per via Appia Nuova. Era da lì, si supponeva, che gli americani sarebbero arrivati. Notai subito che in via Appia Nuova, all’altezza delle prime due traverse, via Veio a destra e via Faenza a sinistra, i tedeschi avevano allestito una postazione di mitragliatrici con dei sacchetti di sabbia posti al centro della strada. Le mitragliatrici erano puntate verso sud. Tornai a casa e sul pianerottolo incontrai mia madre, indecisa se uscire o rimanere in casa. Il fatto è che nella nostra trattoria di Largo Brindisi avevamo lasciato il giorno prima un grosso borsone contenente il pane da vendere ai clienti in cambio dei bollini della tessera annonaria. Se fossimo stati costretti a rimanere chiusi in casa chissà per quanti giorni, sarebbe stato un peccato lasciar sprecare tutto quel pane. Ci consultammo e mia madre decise che dovevamo andare a prenderlo.

Da via Corfinio attraversammo subito via Magnagrecia e imboccammo via Veio in direzione di via Appia Nuova. Era il percorso più breve per arrivare a Largo Brindisi passando per le due traverse, via Veio e via Faenza, che sono l’una la continuazione dell’altra. Giunti però alla fine di via Veio, ci accorgemmo che per continuare in linea retta e proseguire quindi per via Faenza bisognava attraversare via Appia Nuova proprio all’altezza della postazione di mitragliatrici. Ci ponemmo subito il dilemma: era più prudente passare davanti alle mitragliatrici o dietro? Le facce di quei tedeschi non erano più quelle pulite, spensierate e sorridenti delle sentinelle tedesche che da mesi stavano in via Sannio a guardia della centrale telefonica e che ogni tanto davano un calcio al pallone con noi ragazzini. Quel giorno i tedeschi erano sporchi, brutti e cattivi, avevano una faccia feroce, la faccia di un esercito sconfitto, costretto forse a lasciare la capitale d’Italia senza combattere, oppure a battersi strada per strada in una città ostile, contro l’esercito angloamericano e anche contro la guerriglia dei partigiani. Passare davanti a loro e alle loro mitragliatrici puntate poteva essere considerato un atto di sfida, una provocazione, ma anche a passare alle loro spalle c’era un rischio. Potevano pensare che volessimo fare un attentato, che so, lanciare una bomba contro di loro.

Decidemmo di passare davanti, ma a passo lento. Quelle poche decine di metri ci sembrò che non finissero mai, il cuore ci batteva forte, la paura era tanta. I tedeschi ci guardavano con odio, come ormai guardavano con odio tutti gli italiani. Arrivammo in via Faenza senza problemi, la percorremmo e attraversammo Largo Brindisi. La trattoria era chiusa, ma entrammo dal retro, dalla parte del cortile, prendemmo il borsone del pane e ripercorremmo la stessa strada in senso inverso. Questa volta, nel passare di nuovo davanti a quelle facce minacciose, avevamo un motivo ulteriore di paura: con quel borsone potevamo essere scambiati per «borsari neri» – così si chiamavano allora a Roma coloro che si dedicavano alla «borsa nera», il mercato nero illegale – e magari essere fucilati sul posto. Invece non ci successe niente.

Dopo qualche ora i tedeschi raccolsero le loro mitragliatrici, salirono sui camion e partirono in direzione nord. Noi intanto eravamo rientrati in casa.

Nel primo pomeriggio, subito dopo pranzo, ero di nuovo in strada, sul Piazzale Appio. Improvvisamente da via Appia Nuova sbucò un carro armato e si fermò al centro del piazzale, davanti a Porta San Giovanni e in vista della basilica. Dalla torretta del carro spuntò un uomo che prese a fare cenni alla gente presente affinché qualcuno si avvicinasse. Sul piazzale c’erano decine di persone, ma tutti stavano prudentemente a distanza di sicurezza. Io stavo tra loro e sentivo qualcuno chiedersi e chiedere: «Ma quel carro armato, sarà americano o tedesco? E se facessero finta di essere americani e invece sono tedeschi?». Poi a poco a poco qualcuno cominciò ad avvicinarsi, ma emerse subito il problema della lingua perché nessuno parlava né tedesco né inglese. Allora un tale disse: «Ma io conosco uno che è stato emigrato in America, abita qui in via Magnagrecia, adesso lo vado a chiamare».

Tutti si misero ad attendere l’ex emigrato, ma intanto, con il linguaggio dei cenni, si cercò di far capire al carrista che bisognava aspettare. Finalmente l’ex emigrato arrivò, ma si vedeva che aveva una gran paura anche lui. Lo costrinsero ad avvicinarsi al carro armato e a parlare con il carrista. Dopo un breve scambio di battute si rivolse agli altri italiani presenti e disse: «E’ americano». Roma era libera. Andai a cercare mio padre che da qualche mese, dopo le torture dei fascisti della banda Koch, era al sicuro dentro il perimetro della basilica San Giovanni, che godeva dell’extraterritorialità. Come fosse finito lì, l’ho già raccontato in un’altra puntata di questi Scampoli di memoria. Tuttavia mio padre non c’era più, era già uscito, finalmente libero. Nei giorni successivi, per settimane, le colonne della V armata americana e della VII armata inglese (se non ricordo male) percorsero la via Appia, che nell’ultimo tratto urbano fino a Porta San Giovanni si chiama appunto Appia Nuova, tra due fitte ali di folla festante. Particolarmente festeggiati erano gli americani, che lanciavano alla folla tavolette di cioccolata, pacchetti di sigarette, carne e fagioli in scatola, gomme americane, di cui sembrava avessero una scorta infinita. Naturalmente, anch’io ero tra quella folla festante e portavo a casa ogni giorno qualche scatoletta (le gomme americane le tenevo per me).

Questi miei ricordi di quella giornata divergono però da quelli di Giulio Andreotti relativamente alla data dell’arrivo degli americani. Andreotti ha raccontato recentemente che il generale americano Clark il 5 giugno, alle 8 del mattino, «con una colonna di jeep cercava il Campidoglio e finì a San Pietro». Questo episodio sarà sicuramente vero, perché è noto che il senatore a vita Giulio Andreotti ha un’ottima memoria. Il fatto poi che all’epoca lui avesse 25 anni, mentre io ne avevo soltanto 12, ha contribuito a far sorgere in me più di un dubbio. Tuttavia quell’episodio potrebbe essere non in contrasto con i miei ricordi. Infatti il generale Clark potrebbe essere entrato a Roma la mattina del 5 giugno e il carro armato dei miei ricordi il 4 giugno. Certo, la data non è poi così importante, ma resto convinto che i tedeschi lasciarono Roma il 4 giugno 1944, anche perché questa data mi pare di averla vista anche in qualche pubblicazione. Comunque sia, la visione di quel carro armato al centro di Piazzale Appio, davanti a Porta San Giovanni, è ancora nitida nella mia mente.

* * *

Dopo una settimana, andammo tutti e cinque, l’intera nostra famiglia finalmente riunita, a Genzano per vedere in che condizioni si trovasse la nostra piccola vigna. Era meno di un ettaro, frutto dell’«invasione» delle terre incolte negli anni Venti del secolo scorso, che successivamente il governo fascista aveva lasciato in proprietà agli «invasori» a patto che le riscattassero pagando una certa somma. A Genzano, che dista 33 chilo-metri da Roma, arrivammo non ricordo più se con il tram della Stefer o con un pullman, ma poi da Genzano ci avviammo a piedi per raggiungere la vigna. Si trattava di percorrere sette o otto chilometri in un territorio devastato dai carri armati americani e tedeschi che lì si erano dati batta-glia. I confini di tutte le piccole vigne erano stati cancellati dai carri armati, la strada era piena di crateri provocati dalle bombe, ai lati c’erano montagne di armi e munizioni abbandonate. Ricordo che in quel periodo i vignaioli di Genzano giravano per le campagne a raccogliere i nastri di cotone delle mitragliatrici: i proiettili li buttavano, ma i nastri si riusciva a trasformarli in gomitoli di filo robusto con cui si facevano calzini e cal-zettoni. A metà strada, sotto il cavalcavia crollato della ferrovia Roma-Napoli, c’era un carro armato tedesco semidistrutto, che dovemmo aggirare. A un certo punto vidi davanti a me un elmetto tedesco in mezzo alla strada. Fu quello uno degli episodi più orrendi della mia vita. Infatti avvicinai il piede destro e, come se fosse un pallone, lo colpii di piatto. L’elmetto rotolò e scoprimmo tutti con orrore che dentro all’elmetto c’era la testa di un uomo.

* * *

Nei giorni successivi ci fu, lungo quella strada, un altro episodio che ricorda la storia del film La Ciociara, ma che colpì la famiglia di una cugina di mia madre. Anche loro erano andati a controllare lo stato di un terreno e stavano tornando a Genzano, naturalmente a piedi. Erano in quattro, i due genitori, una figlia di quindici anni e un figlio di otto o nove anni. A pochi chilometri dal paese si accorsero di essere seguiti da una decina di militari marocchini dell’esercito francese. I marocchini procedevano a passo svelto e li avrebbero sicuramente raggiunti prima di arrivare al paese. Allora la famiglia allungò il passo, ma i marocchini si misero a correre. A quel punto anche la famiglia cominciò a correre. Genzano era ormai vicina e i marocchini capirono che non sarebbero riusciti a raggiungere in tempo le loro prede. Sapevano tutti nella zona, e forse anche i marocchini sapevano, che Genzano la «rossa», la «Stalingrado dei Castelli romani», era stata un centro della Resistenza e che in quei giorni i partigiani erano ancora tutti armati. Così, i marocchini spararono, forse per far fermare i fuggiaschi, o forse per la rabbia di dover rinunciare alle due donne. Fatto sta che uccisero i due genitori e il ragazzo. L’unica che si salvò, perché era la più veloce, la più lontana dagli inseguitori, fu proprio la preda più ambita, la ragazza.

E con questo brutto episodio termina anche questa puntata di ricordi.

NOTE

* Le puntate precedenti sono state pubblicate in Slavia, 2005, n.3; 2006, nn. 2, 3 e 4; 2007, nn. 1 e 3; 2008,nn.1 e 2.
Tratto dal blog
http://brezhnardini.blogspot.com/2009/01/scampoli-di-memoria-9.html

mercoledì 25 agosto 2010

Sotto il sole di Roma

Le immagini che seguono sono tratte dal film "sotto il sole di Roma" di Renato Castellani,il film è del 1948,ed è in larga parte girato nella zona di San Giovanni.Ho estratto dei fotogrammi ed ho tentato la dove le condizioni attuali lo permettevano di fare un raffronto ieri e oggi.Con qualche sorpresa,scoprite quali. Piazza San Giovanni.
Piazzale Appio
Via di San GIovanni in laterano angolo via dei querceti
Piazza di San Clemente

Via Satrico,oggi non si riconosce quasi piu' per la presenza degli alberi.
Via Corfinio,traversa di via Sannio.

Ponte Lungo,l'edicola c'è ancora,ma si è spostata un po'.


QUesta è la scena del bagno alla marrana,il posto nelle due foto a lato è il tratto della attuale ferrovia fr1 Fiumicino Fara Sabina,nel tratto fra la stazione Tuscolana e la stazione Ostiense,per la precisione il palazzo indicato dalle frecce è quello d'angolo fra via Vetulonia e via Vescia,il ponte è quello della via Latina.Ancora oggi andando in direzione Fiumicino sul lato destro, si vedono i canneti comne sono in queste scene.In altre sequenze si vede sullo sfondo Porta San Sebastiano.

Il posto dove i ragazzi si tuffano potrebbe essere piu' o meno nella zona del Parco della Caffarella dove nel 2004 è stato realizzato il laghetto o stagno artificiale,riportando in superfice il tratto di fiume che prima era stato interrato o deviato .Credo che fosse interrato ,perche negli anni fine 70 inizio 80,quando frequentavo il parco in quella zona non c'era ne il laghetto ne il fiumiciattolo,che scorreva un po'piu' in la'passando sotto il ponticello vicino al pioppeto.Se qualcuno ha informazioni piu'dettagliate e precise,mi farebbe piacere me le fornisse.

martedì 24 agosto 2010

Pio XII ed il bombardamento del 13 agosto 1943


La pagina del giornale Metro con la vicenda della famosa foto di Pio XII,scattata a San Giovanni dopo il bombardamento del 13 agosto 1943 e non dopo quello del 19 luglio a San Lorenzo.

domenica 22 agosto 2010

Allucinazione Massimo:Piazzale Appio ed il cinema Massimo


I brani sono tratti da i seguenti film
"sotto il sole di Roma" 1948 di Renato Castellani
"un amore a Roma" 1960 di Dino Risi
un cinegiornale preso dall'archivio Luce del 1977.
Da notare piazzale Appio riflesso prima nelle porte in vetro del cinema Massimo,poi in quelle sempre in vetro di Coin.Guardando solo il riflesso si potrebbe pensare che nulla è mutato,invece tutto cambia,solo le apparenze rimangono,un'altro colpo di Maya.

sabato 21 agosto 2010

Piazzale dei Castelli Romani e via Rocca di Papa

Il mercato di piazzale dei Castelli Romani nel 1981 ed oggi,nella foto seguente 1993 ed oggi



Via Rocca di Papa nel 1981 l'edificio scolastico è ancora in costruzione,nella foto seguente lo stesso posto nel 1993 ed oggi.Foto1981 e 1993 di Gaetano Trovalusci

venerdì 20 agosto 2010

Area del Velodromo Appio

In questo mostro fotografico ,ottenuto unendo varie foto presenti nell'archivio Luce e che si riferiscono ad un incontro di calcio fra la squadra del Gubbio e quella dell' Atag svoltasi il 22 Febbraio 1959,ho cercato di ricostruire non tanto il velodromo stesso quanto la zona che intorno gli stava crescendo. Alla destra sono riconoscibili i palazzi di Piazzale dei Castelli Romani,frontalmente i palazzi che si vedono sono quelli comnpresi fra via Albano e via di Rocca Priora,oggi coperti da altri palazzi.a sinistra dietro la tribuna il palazzo che si vede è quello corrispondente piu' o meno al civico 619 ecc.di via Appia,oggi coperto dal palazzo di via Sermoneta e non piu' visibile dall'area del velodromo..Prossimamente mi rechero'in zona per verificare meglio e fotografare ,da dove è possibile, la zona.



Accanto ai palazzi indicati dalle frecce,successivamente al 1959,data di questa foto,sono stati costruiti altri palazzi rendendeo l'insieme degli edifici quasi un tutt'uno.

Indicato dalle due frecce lo stesso palazzo,nel 1959 con ampia vista da un lato sull'Appia sull'altro sull'area del velodromo.Oggi inglobato da altri palazzi e seminascosto dall'edificio di via Sermoneta.

Questa è via Sermoneta ripresa nel novembre 1981 (foto di Gaetano Trovalusci)e nell'agosto 2010

Nell'immagine la palazzina di via Tor Caldara


Foto dall'archivio Luce relative ad una partita tenutasi il 18 1 1959 fra Atag e Ternana.




Ancora un mostro fotografico ottenuto unendo le foto della partita Atag Perugia del 10 5 1959,presenti nell'archivio luce.

Questo è un supermostro fotografico ottenuto unendo foto delle due diverse partite su elencate,



Il palazzo bianco della foto attuale sito in via Ariccia è quello che nella foto del 1959, si vede sullo sfondo.Tutti i palazzi del primo tratto di via Rocca Priora,via Colfelice ancora dovevano essere costruiti.Questa visuale oggi ,quindi,non è piu' possibile.

per altre immagini del Velodromo cliccare qui

giovedì 19 agosto 2010

Via Mandela

Qui ci troviamo sulla via Appia altezza civico 650,la foto del 1981 (quella in bianco e nero)è stata scattata dall'alto,non avendo accesso a tale possibilita'ho rifotografato dal basso lo stesso luogo e da via Mandela.Quel che si vede è parte dell'area dove sorgeva il Velodromo Appio,sullo sfondo i palazzi di via genzano

Via Carlo Cipolla

In questa serie di tre foto lo stesso luogo ,Via Carlo Cipolla,ripresa con alle spalle via Appia, rispettivamente nel novembre 1981 nel luglio 1993 e nell'agosto 2010 .Le prime due immagini sono di Gaetano Trovalusci.Come si vede la via è stata rialzata riempiendo la discesa,presente nella foto del 1981,in prossimita'del traliccio della corrente.

Sempre via Carlo Cipolla questa volta con la via Appia difronte.1981 2010


1993 2010

lunedì 16 agosto 2010

Via Arrigo Davila

Ed ecco la fonderia Bruni in via Arrigo Davila com'era nel 1981 e com'è oggi.

Via Dei Cessati Spiriti

Questa è via dei Cessati Spiriti in tre immagini rispettivamente nel 1981 nel 1993 ed oggi nel 2010,sono spariti i fori sul palazzo a destra,probabilmente fatti per sfiatare l'umidita,o per qualche misterioso motivo.Le foto storiche sono sempre di Gaetano Trovalusci


Qui siamo all'incrocio con via Carlo Cipolla,nell'immagine del 1981 si vede una vecchia baracca gia in stato di abbandono.I marciapiedi sono poco piu'che degli sterrati con ricca vegetazione alla base dei muri dei palazzi.



Questa è la parte piu'"caratteristica " di via dei Cessati Spiriti,con i muri di vecchie abitazioni ancora in piedi e con alle spalle la fonderia Bruni.Siamo sul tratto della via che si riconduce con la via Appia.

Via Latina angolo Via Cessati Spiriti o meglio largo Nicomede Bianchi

Eccoci su via Latina all'incrocio con via dei Cessati Spiriti,per l'esattezza siamo in largo Nicomede Bianchi.Questa è la prima di una serie di foto del signor Gaetano Trovalusci,il quale ha fotografato gli stessi luoghi a distanza di 15 anni circa.Questa immagine che mostra forse le estreme propaggini del borghetto latino,è stata scattata nel novembre del 1981,l'altra è ovviamente del 2010.Si noti sulla sinistra la presenza del bidone per la spazzatura oggi sostituito da un piu' ecologico bidone per la differenziata.


Siamo nello stesso luogo,nel luglio del 1993,la baracca è stata rimossa ma il piccolo largo non ha ancora trovato la sua sistemazione definitiva,gli alberi evidentemente sono stati piantati sul finire degli anni 90.Si noti la presenza delle grate per lo scolo dell'acqua,nonche la presenza quasi nello stesso luogo di una Fiat Panda,modello anni 80 nella foto del 1993 e nuovo modello parcheggiato accanto allo slargo.Le immagini scattate da Gaetano Trovalusci sono pubblicate sul gruppo di Facebook Roma Sparita.

Via Appia

Un Paio di foto della via Appia,La prima è un immagine da una cartolina ,databile prima meta' degli anni 50,scattata all'altezza del civico 528 circa,quasi all'incrocio con via Carlo Denina,ove era ,evidentemente un distributore di benzina.


Questa seconda immagine databile fra la meta' e la fine degli anni 60,è stata scattata all'incirca all'altezza del civico 662,il distributore di benzina questa volta è ancora presente,con annesso autolavaggio,siamo quasi all'incrocio con la via Latina,dalla quale nel seguente post risaliremo verso via dei Cessati Spiriti.

giovedì 5 agosto 2010

Via Imera Angolo via Etruria

Da Toto' truffa 62 questa parte del film è stata girata in via Imera angolo via Etruria, questo è il posto oggi



Piazza Zama da Toto' truffa 62




mercoledì 4 agosto 2010

Ancora combat film,ancora via Appia San Giovanni e via S.Giovanni in laterano

Un altro combat film con immagini degli alleati in via Appia e a San GIovanni al minuto 1,30 si vede Via San Giovanni in laterano come'era prima degli sventramenti del dopoguerra,all'altezza del'incrocio con via Ostilia.

martedì 3 agosto 2010

Estratto da un combat film,breve ricognizione aerea sulla zona di San Giovanni

Questo è tratto da un combat film americano,databile probabilmente 1944 ,fra le altre immagini c'è questa ripresa aerea della zona compresa fra Piazza Re di Roma via Taranto,e San Giovanni.La qualita' è piuttosto scadente,a 0,12 secondi dall'inizio si vede abbastanza bene l'area di piazza Imola alberata,quasi di fronte spostata verso piazza re di Roma,è visibile(piu'o meno) la zona di via Cesena angolo via Urbino,recentemente interessata dalla vicenda della realizzazione dei box,se ne deduce che quell'area non è mai stata edificata,vagamente percepibile anche piazza Sulmona priva ancora dell'edificio che ospita la banca,lungo via Taranto si vedono alcune zone ancora non edificate.

Breve filmato del 1970 Piazza re di Roma San GIovanni

Un breve estratto da un documentario dell'istituto luce,del 1970,sulla situazione abitativa e del traffico a Roma.All'inizio del filmato una veduta di piazza re di Roma durante la realizzazione dei lavori della metro,è ancora ben visibile la duplice fila di alberi che l'attraversa ricongiungendosi alle due file di alberi disposti sull'Appia

Le tombe della via Latina

Da un documentario realizzato dalla IX circoscrizione (allora si chiamava cosi) a meta' anni 90